Emojis: in arrivo le “faccine” gender fluid

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Siamo in Giappone verso la fine degli anni Novanta quando, sui cellulari del Sol Levante e poi del mondo, appaiono per la prima sui cellulari ed all’interno della posta elettronica andando a sostituire le emoticon composte da parentesi, punti, virgole ed altri segni ortografici.

Ricordiamo che il termine emoji deriva dall’unione di tre parole giapponesi quali “E” (immagine), “Mo” (scrittura) ed infine “Ji” (carattere).

Dopo l’introduzione di questo sistema di comunicazione, ancora più colorato e divertente, scrivere messaggi, aggiornare status, scrivere hashtag e chattare è diventato sempre più immediato ed espressivo.

Naturalmente possono diventare anche più complicati come dei veri e propri rebus, l’enigmistica non passa mai di moda, oppure più importanti e delicati come delle prove in un tribunale. Non per niente alcuni emoji si sono dimostrati piuttosto decisivi nel risolvere casi relativi, ad esempio, ad un contenzioso per una casa e di sfruttamento della prostituzione.

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Arriva Android Q

Smartphone e tablet si evolvono ad una velocità pazzesca, più dei Pokémon, e marzo 2019 ha visto la discesa in campo del sistema Android Q.

Si tratta infatti della diciassettesima versione del famoso sistema con il piccolo robot verde in grado di fornire tutta una serie di applicazioni tra le quali il supporto ai nuovi dispositivi pieghevoli. Tra le principali novità vi è anche l’introduzione di una cinquantina circa di emoji gender fluid cioè né uomini né donne.

Le emojis gender fluid

L’annuncio di questa cinquantina di emoji gender fluid, per la precisione 53, è arrivato direttamente da Google che ha elaborato dei piccoli avatar senza colori come il rosa e l’azzurro, capigliature troppo marcate (di solito sono più corti per gli uomini e più lunghi per le donne), presenza di trucco sul volto, caratteristiche facciali troppo accentuate, oggetti particolari e così via.

Naturalmente la cosa che balza più all’occhio è il taglio di capelli, né troppo lunghi né troppo corti, per cui l’avatar che stiamo visualizzando non si può definire come maschile o femminile.

Queste emoji gender fluid sono dunque il risultato di una discussione con l’Unicode Consortium e non è affatto escluso che l’esempio di Google verrà seguito da altri colossi come, per esempio, Apple.

Una decisione dunque che ricalca perfettamente i tempi in cui viviamo adesso dove sarebbe quantomai auspicabile trovare un clima di maggiore sensibilità verso queste tematiche, ma la realtà è tristemente ben diversa. Il gender, infatti, si trova costantemente tra due fuochi opposti.

Da una parte ci sono le associazioni cristiane e conservatrici che inneggiano alla sacralità della famiglia ed alla presunta immoralità di alcuni stili di vita mentre, dall’altra, c’è una maggiore apertura ed accettazione della cosa.

Certo, magari le emoji possono sembrare poca, del resto si tratta di poco più di qualche faccina sullo smartphone, ma cercate di calcolare quante volte lo usate al giorno e rendetevi conto della sua importanza.

Di quante volte ne parliamo, viene usato anche dai media, di come risparmiamo parole usando una piccola immagine, di quanto a volte ci si possa confondere con questi pixel e così via. A volte grandi consapevolezze hanno origini da piccole intuizioni.

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